Edizione 2014

Se l’Italia vuole riprendere a crescere non può non occuparsi della competitività e dell’attrattività dei suoi sistemi urbani, a partire da quelli di maggiore dimensione sempre più chiamati a misurarsi ad una scala continentale in processi di competizione ed in percorsi di collaborazione che esulano dai confini nazionali.

La capacità di interpretare i cambiamenti (e meglio ancora di generarli e promuoverli), cogliendo le opportunità positive che essi offrono e contenendo i rischi di impatti negativi, e di farlo attraverso strumenti conoscitivi che utilizzino al massimo le informazioni disponibili e meccanismi decisionali che coinvolgano il più possibile i soggetti residenti è la qualità fondamentale che devono possedere i centri urbani nel secondo decennio del XXI° secolo.

I cambiamenti che oggi impattano sulle città sono certamente quelli originati dalle evoluzioni tecnologiche (in primo luogo dalla digitalizzazione e dalla estensione delle possibilità di comunicazione in rete) ma ad essi si aggiungono quelli connessi alla globalizzazione economica, ai cambiamenti ambientali e climatici, alla modifica delle attitudini e dei comportamenti sociali dei cittadini ed in particolare alla crescente domanda di conoscenza e partecipazione alle scelte.

ICity Rate 2014 cerca di misurare il possesso di queste capacità attraverso l’ordinato assemblaggio di 72 indicatori statistici che vanno dai più consolidati come il valore aggiunto per unità di lavoro ai più sperimentali come l’incidenza dei followers  delle amministrazioni comunali su twitter.

Come negli scorsi anni  gli indicatori sono suddivisi in sei dimensioni tematiche  (economy, living, environment, people, mobility e governance)  seguendo uno schema ormai consolidato nelle analisi internazionali delle smart cities.  Rispetto alle edizioni precedenti l’ICR2014  è stato oggetto di rilevanti modifiche metodologiche oltre che di un generalizzato aggiornamento dei dati. Ognuna delle sei dimensioni è stata suddivisa in una componente standard, dove tendenzialmente sono collocati gli indicatori di valenza più generale, e in una componente più specificamente “smart”,  nella quale si è cercato di inserire le variabili rappresentative della capacità di adattamento ai cambiamenti tecnologici e sociali. Ogni componente è, a sua volta, articolata in sei fattori cui si è fatto corrispondere un unico indicatore.

Il risultato finale è un indicatore generale di sintesi in base al quale è definita la classifica annuale delle città intelligenti italiane (articolabile nelle componenti standard e smart) e sei indicatori dimensionali relativi ai singoli ambiti di indagine.

Nella dimensione economy sono concentrate le variabili relative alle performance economico-produttive dei territori e quelle particolarmente collegate ai processi di connessione e innovazione. Nella dimensione living si ritrovano sia gli indicatori relativi ai servizi di vivibilità primaria (salute, sicurezza, assistenza) sia quelli che misurano la vitalità (culturale, spettacolare e di intrattenimento) dei centri urbani. Gli indicatori dell’ambito environment  sono articolati tra quelli che misurano la qualità ambientale e quelli che valutano il rilievo delle politiche pubbliche di tutela. Nella dimensione people trova posto al misurazione dei livelli di istruzione e socializzazione dei residenti come anche la diffusione dell’utilizzo dei nuovi strumenti di comunicazione. Le variabili considerate nell’ambito mobility sintetizzano accessibilità esterna e fluidità interna delle città così come l’impegno per il loro miglioramento. Infine nella dimensione governance trovano posto gli indicatori che sintetizzano le performance amministrative e le capacità di utilizzare i nuovi strumenti di partecipazione e condivisione.

Benché molti dei cambiamenti in corso riguardino proprio la disponibilità e l’utilizzo di informazioni questa evoluzione non si è trasferita, se non marginalmente, negli strumenti di orientamento e controllo delle politiche urbane. Più in generale si riscontra una persistente difficoltà nel reperimento di informazioni organizzate in forma  sistematica e comparabile. Anche ICity Rate, di conseguenza, è uno strumento basato prevalentemente sull’utilizzo di dati “tradizionali” ottenuti attraverso rilevazioni statistiche operate da diverse fonti (a partire dall’Istituto nazionale di statistica) anche se non mancano alcuni esempi di utilizzo di fonti meno usuali e di metodi di rilevazione meno consolidati. ICity Rate, e la piattaforma ICity Lab ad esso collegata, sono comunque strumenti aperti, finalizzati anche a suscitare osservazioni, approfondimenti e integrazioni.

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